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Ama Funerali Roma saluta Dario Fo

E’ morto Dario Fo. Un’altra grave perdita colpisce l’Italia in questo nefasto 2016 che dopo cantanti, sportivi, artisti e politici di grande calibro e personalità il 13 ottobre scorso ha perso anche il suo Premio Nobel per la Letteratura.

Dario Fo era nato il 24 marzo 1926 in una famiglia di tradizione antifascista. Suo padre era ferroviere, mentre sua madre una contadina. Vivevano in piccolo paesino in Lombardia, precisamente in provincia di Varese.

Giovanissimo, Dario Fo si trasferì a Milano dove frequentò l’Accademia di Belle Arti a Brera. Successivamente frequentò la facoltà di architettura del Politecnico, che abbandonò prima di conseguire il titolo. Ironia della sorte, una volta raggiunto il successo, ricevette negli anni successivi numerosissime lauree honoris causa.

Dario Fo fu un genio dei tempi moderni. All’inizio la sua attività fu caratterizzata fortemente dall’improvvisazione. Sul palco iniziò ad inventare, infatti, storie che lui stesso recitò in chiave farsesca e satirica. Dal 1952 comincia a collaborare con la Rai.

Nel 1954 fu la volta di “Sani da legare”, dedicato alla vita quotidiana nell’Italia dei conflitti politici. Il testo, non a caso, venne censurato visto l’argomento che trattava. A seguito di ciò, cessò la collaborazione con la Rai.

Della stagione teatrale 1969-1970 fece parte “Mistero buffo”, l’opera forse più famosa di Dario Fo, in cui sviluppò la ricerca sulle origini della cultura popolare. I testi presenti nell’opera riecheggiano il linguaggio e il parlato medioevale, ottenendo questo risultato tramite un miscuglio di dialetto padano, di espressioni antiche e di neologismi creati dallo stesso Fo. È il cosiddetto “Grammelot”, uno stupefacente linguaggio espressivo di sapore arcaico, integrato dalla plastica gestualità e dalla mimica dell’attore.

Nel 1997 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura, “per avere emulato i giullari del Medio Evo, flagellando l’autorità e sostenendo la dignità degli oppressi”. “Dario Fo”, si legge nel comunicato ufficiale della Fondazione Nobel, “con un misto di riso e di serietà ci apre gli occhi sugli abusi e le ingiustizie della società, aiutandoci a collocarli in una prospettiva storica più ampia”.